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Quanto sono belli i festival di birra artigianale | Acido Acida a Ferrara

Per sopravvivere a un festival di birra artigianale come Acido Acida preparazione ed esperienza sono probabilmente tutto. Diffidate quindi di quelli che riescono a tornare a casa senza perdersi, (qui come in ogni cosa), e che allo scoglio del quinto assaggio chiedono una pausa. Se esistono delle tavole della legge noi, ovviamente, ci siamo arrivati troppo tardi. Fra queste la principale è mai sfidare la tap list: Non puoi bere tutto e, se lo fai, poi stai male o comunque non ti gusti nulla nel modo giusto. A questa ne seguono forse un milione, che indicano gli stili da preferire, quelle del ‘è meglio evitare’ ma che poi dato un sorso ne seguono mille. Per ognuno esiste una tattica e un approccio differente, che sia lo scenografico porrón da cui bere le Barcelona Weisse di Garage Brewing o affidarsi a Linda, Anna e Davide nella degustazione del meglio delle loro ricerche che arriva da ogni parte del mondo (Yonder, Verdant, Polly, Wild Beer, Siren, Vocation ec..), il fatto è che Acido Acida è (e rimane) un festival di birra artigianale fuori dall’ordinario per tutta una serie di ragioni.

Lo è perché completamente indipendente, perché porta in un chiostro inserito nel contesto magico di Ferrara una lunga fila di spine provenienti da tutto il mondo con gusti e ricercatezza completamente fuori di testa e, non da ultimo, perché nonostante quello che si possa pensare leggendo Nordic Farmhouse, IDP Ekuanot Huell Melon o Imperial Raspberry Dessert Stout, non è la tipica manifestazione riservata a centellinatori seriali e semidivinità con papille gustative leggendarie. Certo, essere allenati è un surplus, un elemento utile e determinante per sapersi orientare, scegliere e non finire male ma, forse di più, vale la curiosità e un goccio di sana e inevitabile voglia di imparare e sbagliare.

 

acido acida ferrara

 

Avendo scartato l’idea malsana di provare tutto (spoiler, siamo comunque arrivati oltre le dieci), il nostro pomeriggio comincia con i ragazzi di Garage Beer, fra gli ospiti presenti ad Acido Acida che si dilettano a qualsiasi ora con il porrón, questo alambicco da bevute verticali il cui flusso è destinato ai professionisti. Se ci si fa caso un po’ dappertutto si vedono chi non c’è riuscito al primo tentativo, contraddistinto dalle magliette con le macchie rosate della Barcelona Weisse. La storia dei tre ragazzi di Barcellona che dalla fermata metro Universitat hanno trasformato la bevuta luppolata in Spagna, aprendo tre diverse taproom nella capitale catalana, ce la racconta direttamente Salvatore dopo un’exhibition di bevuta ripetuta con il porrón su cui si concentrano gli occhi di tutti.

Nel momento in cui si è concretizzato il momento di poter venire qua eravamo entusiasti. Alberto, uno dei fondatori, è padovano e abbiamo da sempre un occhio di riguardo verso l’Italia e quello che succede qui. Arrivare ad Acido Acida, poter essere presenti dopo la pandemia è fantastico. Ci mancava condividere la nostra passione e quello che facciamo, poter confrontare e raccontare alle persone che passano le nostre birre. C’è una sorta di comunità internazionale attorno al craft world, essere insieme e scoprire, una birra dopo l’altra.

È quello che succede ad Acido Acida, con le persone che iniziano a vagare fra le spine alla ricerca di un personale Sacro Graal, che abbiano l’obiettivo già chiaro o che si facciano guidare dai ragazzi de Il Molo. Davide vola da una parte all’altra («Ieri notte mi sono addormentato sotto la doccia» ci racconterà la domenica, quando anche le nostre condizioni non si possono definire ottimali), Linda e Anna alle spine invece trovano quello che non sapevi nemmeno di stare cercando. Non c’è velocità ma un passo slow che si da modo di degustare, di provare diverse combinazioni, di riempire i tavoli con decine di bottiglie e confrontarsi o, soltanto, bersi delle buone birre in famiglia. Fra le persone che incontriamo ci sono loro, i beer lovers più dediti al fine ultimo della ricerca, chi arriva per curiosità e si fa guidare in mini viaggi di introduzione, chi ha un locale e cerca di scoprire cose nuove. È la dimensione ideale, popolare, non assolutista, slow and cold. Quella in cui bere bene e stare bene sono la stessa cosa.

 

 

Ad Acido Acida non manca l’Italia e non mancano soprattutto certe chicche. Parliamo di Podere la Berta, Torre Mozza, Blonde Brothers, Monpier, Cask Irpinia, Liquida e Antica Contea. Ciascuno con un’idea e modalità diverse con cui fare birra. Parliamo con quasi tutti loro, ci facciamo raccontare come vanno le cose e come producono. Dai Biondi di San Donà di Piave beviamo probabilmente la migliore Milkshake IPA italiana, da Monpier una Berliner Weisse a fermentazione spontanea paurosa, da Cask Irpinia una Gose assurda, senza dimenticare gli altri che mostrano tutti insieme (ancora una volta) come l’Italia sia già una realtà affermata e piena di cose da scoprire. Con Cask Irpinia parliamo di una cantina magica in cui la natura fa il suo corso e loro, come ci dicono, si muovono come alchimisti in un mondo fatato. Per non parlare di Monpier della fermentazione selvaggia a centinaia di metri da birrificio. Può far paura, ma è un bel mondo che va bevuto dall’inizio alla fine.

Dopo la pausa cena i pensieri sono sicuramente più leggeri e la nostalgia per i tempi passati, pre-covid, sono finalmente andati via. È finalmente tornato quel momento, in totale sicurezza, circondati da quel fermento e movimento sempre più grande, sempre più ampio e diffuso che è un piacere ritrovarsi qui.

Acido Acida è questo e tanto altro. È soprattutto la storia della realizzazione concreta di una storia e una passione che Davide, coinvolgendo Linda, Anna, i ragazzi della Contrada e tutti i seguaci raccolti in questi anni, hanno contribuito a creare questo posto magico. Per non sbagliare nessun conto, l’appuntamento è rinnovato per il prossimo anno. Inutile dire che ci vediamo lì.

 

 

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Foto di Lorenzo Pasquinelli, tutti i diritti riservati a Beeer Mag.

 

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