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Come stanno i birrifici italiani? | Unionbirrai e birra dell’anno al Cibus 2021

Con una decisione per certi versi sorprendente, ormai due anni fa, Unionbirrai ha scelto di abbandonare i lidi felici del Beer Attraction trasferendo il premio Birra dell’anno e una nutrita rappresentanza ufficiale a Cibus. Un ambiente diverso, più ampio dal punto di vista del mercato che ha mostrato la direzione scelta da Unionbirrai di tastare un terreno diverso, per dire ci siamo a quei mondi commerciali che, salvo qualche caso, se non erano predatori erano comunque intenzionati a lasciare le briciole alla birra artigianale. Parliamo di quei big names del mondo enogastronomico, con catene distributive illimitate che farciscono gli scaffali in ogni posto dentro e fuori l’Italia. A questi boss finali veniva lanciato un guanto di sfida nel bel mezzo del loro territorio, spingendo l’acceleratore dopo un 2019 più che positivo.

Le cose sono andate diversamente, con l’esaltazione che si è trasformata in due anni di pura resistenza, scandita da riaperture imprevedibili e chiusure continue. Tutto questo mentre l’industria segnava un aumento nei consumi in GDO, reggendo le perdite causate dalla chiusura prolungata del mondo della ristorazione e dei pub che, dall’altra parte, hanno significato un bagno di sangue per gli artigianali con magazzini pieni e vendite quasi azzerate. Non le migliori condizioni, quindi, per affrontare i giganti, ecco, presenti in altri padiglioni con stand gargantueschi.

Nessuno, ovviamente, poteva prevedere quello che è accaduto e, sicuramente, dopo tutto questo tempo Rimini sarebbe stata una grande festa. Forse addirittura ai limiti dell’antisommossa. Ma con il senno di poi non si arriva da nessuna parte e non è questo il campo su cui misurare pregi e difetti dell’una o dell’altra manifestazione. Si tratta di due mondi diversi, aperti e limitati allo stesso modo. Se gli effetti ci saranno, saranno probabilmente visibili sul lungo termine e, per questo, il giorno di apertura,  è stato invece l’occasione per rincontrarsi dietro le spine e farci raccontare come è andata in questi ultimi due anni direttamente da loro, con i filtri che man mano si abbassano e i bicchieri riprendono a svuotarsi velocemente.

 

 

Unionbirrai e Cibus 2021

Il padiglione 7 di Unionbirrai a Cibus, quindi. C’è una nutrita schiera di birrifici artigianali che uno vicino all’altro compongono un sovraffollato labirinto in cui spuntano spillatrici e insegne dappertutto. Il tono delle voci già alto, le urla che provengono dalla sala Barilla invasa per le premiazioni del premio Birra dell’anno che vedrà vincere i marchigiani MC77 (qui tutti i vincitori), è un immediato contrasto con la serietà delle camicie e dei completi negli altri padiglioni, stracolmi di ogni possibile tipo cibo, materia prima o macchinario presente su questa terra. Se per molti versi a Cibus sembra di essere un inferno gastronomico in cui tutto è estremamente bello e invitante, il settimo girone degli artigianali di Unionbirrai è sicuramente quello più divertente ed esuberante. Lo è nonostante tutto. Perché sentiamo raccontarci storie di resistenza, del peso di restare a galla e vedere i propri sforzi (a volte anche i sogni) andare in frantumi. Lo è quindi forse di più e ce ne accorgiamo mentre parliamo con 5+, Birrificio Math e Birra Brùton. Storie tanto diverse fra loro ma che danno un’idea di come certe realtà si siano attaccate con le unghie e i denti per non gettare semplicemente la spugna, anche ora, che il peggio sembra passato ma la strada è tutt’altro che in discesa. È questa volontà di non essere sconfitti, di difende la propria passione e il proprio lavoro che colpisce più di tutto e rende, insieme a tante ragioni, la birra artigianale una riserva entusiasmante, che va oltre il fatturato ma che – inevitabilmente – ne è strettamente legata. C’è, poi, chi ha aperto nel 2019, come NoizSothis o ha deciso di fare il ‘salto’ da beer firm come 100venti che ha visto l’entusiasmo e le speranze per essere finalmente arrivati venire spezzati con le chiusure e gli stop di produzione complicando, e non di poco, non solo l’aspetto commerciale ma di affermazione sul territorio, un aspetto che lungamente ci viene raccontato come il primo (se non il maggiore) dei problemi di questo settore.

Fare cultura di birra artigianale, piazzarla al tavolo se non dei grandi almeno in quello del riconoscimento, è uno degli obiettivi da sempre. Questo passa anche dalle tutele e dal riconoscimento da parte delle istituzioni per molti, quasi tutti a dire la verità, si aspettano uno slancio governativo come quello promesso dall’Onorevole Chiara Gagnarli, presente come ospite nella prima giornata, in grado di aggiustare le problematiche e la tassazione proibitiva nei confronti dei piccoli birrifici che, a oggi, sono ancora lontane da un principio di equità se rapportate a quella degli industriali per rapporto produzione:tasse.

 

 

Non ci sono, per fortuna, solo storie negative. Questo periodo ha permesso ad alcuni, tendenzialmente quelli più storici e con un giro già ben definito, come Birrificio Menaresta di rimodulare la propria offerta, limitando il numero di birre prodotte o dedicandosi a nuove avventure nel mondo delle sour. Per gli homies di Birra Bellazzi Brewfist ci sono stati momenti sicuramente drammatici (nella zona di Codogno in particolar modo) ma continuare a insistere, lottare, lavorare su ecommerce e consegne gli ha permesso di svilupparsi, di farsi conoscere nel territorio e oltre.

Proprio non fermarsi nonostante tutto, cercare continuamente nuovi canali non ortodossi (ecommerce, delivery, porta a porta) è stato uno dei passi fondamentali che ha permesso di tirare un po’ il fiato a praticamente tutti soprattutto nel primo lockdown, quando la chiusura totale permetteva alle persone di (ri)scoprire i propri territori e le sue produzioni. Ovviamente questo non esclude e non sostituisce per niente l’importanza e il ruolo di pub e beer shop, anche loro estremamente colpiti e fondamentali non solo dal punto di vista commerciale ma per quell’aspetto di condivisione e diffusione fra le persone. In questo senso la sempre maggiore diffusione di tap room e spazi all’interno del birrificio per degustazione e/o visita al birrificio, un trend esploso negli ultimi anni, sembra essere un punto decisivo per tutti. Ne è un esempio LA Brewery, che proprio pre-covid si era rilanciata cambiando naming e aprendo la propria tap room che aveva cominciato a prendere piede per poi, inevitabilmente, bloccarsi ma che conferma la volontà di continuare in quella direzione, insieme a tanti altri che sono in procinto di inaugurarla vista la centralità di questi luoghi e l’imprevedibilità dei periodi futuri. Un altro investimento, uno dopo l’altro, per non lasciare che tutto crolli.

È da qui, da tutto, che in fondo convergono  gli umori degli associati Unionbirrai a Cibus. La necessità di ripartire, a scanso di guadagni e vendite comunque fondamentali, è il punto su cui focalizzarsi. Per ridare vita dove prima non c’era più e ricominciare, una volta per tutta, a fare paura agli altri padiglioni che ancora si sentono sicuri nelle loro torri.

 

 

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Foto di Lorenzo Pasquinelli, tutti i diritti riservati a Beeer Mag.

 

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