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Beeer Mag. 2021 ©

Come Ferrara diventò una città inglese, la storia del Molo e di Acido Acida raccontata da Davide e Linda

Sono tanti i motivi per cui Ferrara ricorda una città inglese. Il tempo, per primo, con quelle nubi sempre all’erta che minacciano pioggia e poi ti ricoprono con la loro umidità particolare. La storia dei suoi concerti sotto le stelle, il via vai di biciclette, l’incredibile provincia industriale e i campi sterminati. Il Molo è, per devozione, il posto più inglese di Ferrara, un luogo quasi mistico con cui si entra con la stessa serietà che si utilizza per un tempio. Nel 2014, fra queste mura grondanti le lotte leggendarie fra mods e rockers, Blur e Oasis, United e City, nasce Acido Acida, una quattro giorni con carovane di fusti e mastri birrai scovati in qualsiasi parte d’Inghilterra e da qualche altra nel mondo.

L’idea di dedicare un festival alle birre acide, in un momento in cui la sottocultura sour (e artigianale) è ancora lontana dall’affermarsi ma mostra i primi movimenti con la nascita dell’Arrogant Sour Festival a Reggio Emilia appena un anno prima, nasce a Newcastle durante una degustazione. È una specie di epifania, simile a quella che darà il via all’apertura del Molo e l’inizio di tutto che avviene, anche questa volta, nel modo più inglese che c’è: voce di Liam, chitarra di Noel.

La storia del Molo nasce al concerto degli Oasis a Treviso nel 2008. Lavoravo da 22 anni come programmatore e lì è stato un po’ un momento di svolta, ho capito che dovevo cambiare qualcosa nella mia vita. Il mondo inglese, il suo stile, la sua musica, è stato qualcosa che mi ha sempre appassionato, così è successo per la birra. È stato un processo di studio e di ricerca ancora in corso, fatto di viaggi in Inghilterra, di visite ai birrifici per trovare sempre qualcosa di diverso, di immergersi all’interno di quella scena. È questo che volevo portare a Ferrara, una finestra sul mondo inglese che si apriva con il football, passava per la musica e si chiudeva con la birra. Erano gli anni in cui cominciava ad affermarsi BrewDog, in cui alla tradizione si accostavano nuove interpretazioni e io volevo essere lì.

Così ci racconta Davide nella sua tenuta inglesissima, con lui, c’è Linda, entrata nella famiglia del Molo insieme ad Anna dal 2013 e parte integrante nello sviluppo di Acido Acida sin dalla sua prima edizione. Anche lei appassionata di birra e mondo anglosassione comincia a viaggiare insieme a Davide oltremanica portando queste esperienze dall’altra parte del bancone.

 

 

Nel 2009 portare birra artigianale inglese a Ferrara era una sfida, portare in un festival una selezione di birre acide probabilmente lo è stato ancora di più, ed è stato un viaggio e la costruzione di una fiducia reciproca, di un giro di fedelissimi a cui poter proporre anche il proprio gusto e cose sempre più particolari. Un cammino che non è finito, anzi, come ci racconta Davide, e che, per Linda, ha bisogno di persone che possano guidare chi non conosce in questo percorso di scoperta: «Il lavoro che facciamo dall’altra parte della spina è proprio quello di proporre e di spiegare la nostra passione. Quando questa arriva alle persone, quando si forma questo tipo di fiducia sei sicuro che poi continueranno a voler scoprire nuovi gusti e si lasceranno consigliare».

Questa evoluzione non riguarda solo i clienti e i bevitori, per Davide è un cammino che li coinvolge in prima persona, fatto di ricerca e di viaggi di scoperta, un continuo aggiornamento che possa seguire le contaminazioni, gli stili e le evoluzioni più recenti. Nel caso di Acido Acida questo è ancora più importante: «Già prima di Acido Acida facevamo almeno due viaggi in Inghilterra, una settimana dopo dicembre una ai primi di settembre per visitare i birrifici. Il gennaio 2014 eravamo a Newcastle, eravamo in un pub e nella taplist c’erano una serie di birre acide di Silent e da lì siamo partiti, con l’idea di portare in Italia le birre ‘estreme’ dell’Inghilterra. Il 2 giugno seguente siamo partiti con 6 vie tutte acide. Pensavamo di fare una cosa tra amici, come una festa del locale, poi anno dopo anno sono aumentate le spine e sempre più persone si sono aggiunte». Acido Acida si allarga sempre di più finché dalla quarta edizione, nel 2018, riescono finalmente a ottenere un chiostro per poi spostarsi nell’attuale location dopo un lungo lavoro di ricerca e proposte fatte alle amministrazioni locali per dargli uno spazio adeguato.

La nascita delle birre sour in Inghilterra è tanto recente quanto incredibilmente veloce nello sperimentare e produrre nuove interpretazioni del mondo classico di tradizione belga, nel creare una strada alternativa che parte dal Pajottenland ma poi si sviluppa insieme a quella oltreoceano. Esperienze come Anspach, Wild Beer, Burning Sky e Mills che hanno ridefinito il concetto di questo stile nella terra della Regina Elisabetta. A raccontarlo è direttamente Davide, in mezzo a questo fermento che non sembra fermarsi più. Con il passare degli anni Acido Acida apre le porte ad altre produzioni, arrivando negli USA, in altre parti della Gran Bretagna e all’Italia:

Siamo nati come Acido Acida, produzioni estreme dal Regno Unito e, con l’apertura alla città e a un pubblico sempre più ampio, abbiamo deciso di allargare un po’ le maglie, per dare la possibilità di scoprire il mondo sour per gradi, chiamando birrifici italiani e non servendo esclusivamente birre acide, lasciando sempre un’impronta decisa sul mondo anglosassone. La nostra forza è quella di continuare a proporre il nostro percorso di scoperta che parte alla fine di ogni edizione, perché pensiamo subito a quella dopo, senza fermarci mai.

«È un fatto di costanza», aggiunge Linda, è «la necessità di ricreare un momento di festa che celebri tutto il nostro lavoro, per questo l’anno scorso, quando tutto diceva che si sarebbe dovuto saltare un anno, abbiamo fatto di tutto perché si continuasse, adattando il format per riuscire a portare quello che ci appassiona». I numeri, del resto, confermano l’importanza e l’affetto nei confronti di Acido Acida, nell’edizione del 2020, ridotta in giorni, accessi e orari, è stata in grado di ospitare lo stesso numero di persone degli anni precedenti, andando sold out in poche ore.

 

 

Per Davide e Linda la creazione di un network che si basi sulla fiducia nella proposta che fanno alle persone ogni edizione, che ha permesso ad Acido Acida di fare cultura e introdurre un discorso di sourness ancora quasi del tutto inedito nel nostro paese con inevitabili influenze sulla produzione della birra acida in Italia. L’importanza del festival è determinata dal lavoro di selezione che Davide, Linda e Anna realizzano ogni anno, recandosi direttamente sui luoghi, girando per Bristol, Londra, Southampton e le campagne più isolate per scoprire le tendenze e conoscere i nuovi protagonisti. Una storia che si riempie di aneddoti, di visite ai birrai nei posti più assurdi per scoprire realtà anche piccolissime ma improntate incredibilmente sul sour, sui side project fatti in botte e via via nell’avanguardia made in UK. Storie di birrai, di amicizie che portano da una parte all’altra, di ospiti che dicono di non arrivare e poi arrivano in cinquanta per il festival e vengono raccolti con il cucchiaino a fine degustazione.

C’è, però, un aspetto che rimane centra nello sviluppo e nel passare degli anni. Per Davide e per Linda Acido Acida deve, per quanto le birre possano essere estreme o difficili per chi non conosce questa cultura, rimanere un qualcosa di popolare, non dimenticarsi cioé dell’aspetto comunitario del festival, diventando un luogo di scoperta amichevole, in cui chi arriva a visitare possa parlare tranquillamente con i birrai, discutere con gli altri, bere e stare bene, mantenendo viva la capacità della birra di creare legami che durano una pinta o molto di più.

Questo aspetto passa, in maniera profonda, anche dalle realtà italiane, aprendo e dedicando uno spazio alle realtà più particolari e avventurose che, nel corso degli anni, ha ospitato Ca’ del Brado, Bionoc’ e quest’anno Podere la Berta, Liquida e Blond Brothers. Un discorso che si sviluppa con e a partire dal territorio, con le persone di Ferrara e l’accoglienza a chi viene fuori, aprendo le porte alla contaminazione e alle avanguardie dentro e fuori l’Italia che non possono che arricchire questo mondo artigianale.

Tutte le informazioni per accedere all’ottava edizione del festival Acido Acida, comprese le prenotazioni per gli eventi di degustazione qui

 

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