Ripartire nella Red Zone di Codogno | Brewfist

In uno dei periodi più oscuri e difficili che sta attraversando il nostro paese, in cui allarmismi e psicosi si stanno riversando nella vita quotidiana a causa della diffusione del Corona Virus ci sono storie di chi, nonostante tutto, non si abbatte e cerca di riconquistare la normalità ripartendo da ciò che sa fare meglio. Qualche giorno fa, con un post sulla pagina Facebook, BrewFist ha infatti annunciato il ritorno alla produzione e la riapertura momentanea del proprio spaccio a Codogno, la zona-focolaio in cui è tuttora attiva la quarantena preventiva. Proprio all’interno della Red Zone da ormai dieci anni BrewFist produce e distribuisce le proprie birre in Italia e all’estero e, da qualche anno, ha aperto Terminal 1, la taproom accanto al birrificio che è diventata ritrovo di appassionati e abitanti della zona, ancora inaccessibile per via delle delibere di prevenzione emesse da governo e regione.

I ragazzi di BrewFist, però, non si sono lasciati affondare dalla situazione di impasse ma, anzi, si sono rimboccati le maniche sin da subito per ricominciare il prima possibile. Per sostenerli in questo momento è possibile ordinare e acquistare i loro prodotti (nella maggior parte in bottiglia) accordandosi direttamente con loro sulle pagine Facebook e Instagram di BrewFist e su quelle di Terminal 1, oppure inviando una mail a info@brewfist.com.

«Sin da subito», ci racconta Simone Evangelista, responsabile comunicazione di BrewFist, che abbiamo raggiunto telefonicamente «abbiamo ricevuto tanto affetto e sostegno da tutta Italia e dall’estero. I clienti e gli affezionati non ci hanno lasciato soli e ci hanno fatto sentire la loro vicinanza anche in questo momento complesso confermando le ordinazioni e chiedendoci come sarebbe stato possibile aiutarci. La situazione è certamente complessa, al momento solo Andrea Maiocchi e Pietro Di Pilato [i fondatori di BrewFist, NdR] hanno ottenuto la liberatoria per accedere al sito di produzione e sono riusciti a mettere in cottura alcune delle nostre birre, speriamo di poter aggiungere altri nostri collaboratori per ritornare alla normalità. Nonostante sia dura cerchiamo di essere positivi, di dare un segnale che qui, anche nella Red Zone, c’è voglia di combattere e di tornare alla normalità. Vogliamo cercare di aiutare le persone a ritornare positive, che non tutto sia perduto. Dobbiamo affrontare alcune problematiche come quella dei fusti, o dei fornitori di CO2, ma siamo intenzionati a proseguire il nostro cammino».

Proprio come dieci anni fa, anche questa volta, BrewFist riparte dai suoi fondatori Andrea e Pietro, che si sono attivati sin da subito per ripristinare la produzione. «In queste settimane, soprattutto i primi giorni», prosegue Simone, «è stato complicato capire come e cosa fare. Eravamo in contatto con le autorità ma non c’era nulla di certo finché non è stata dichiarata la quarantena preventiva e lo stop a tutte le produzioni. Abbiamo aspettato alcuni giorni prima di darne comunicazione, vivendo su delle montagne russe emotive in cui si alternavano momenti di euforia e altri di sconfitta ma Andrea, già dal lunedì seguente, si è messo in moto per ottenere il via libera».

Una corsa contro il tempo che li ha portati a organizzarsi ex-novo, allestendo al checkpoint di Segugnago (LO) una zona di scambio, in cui portare a termine le ordinazioni che vengono effettuate. «In questi mesi ci siamo lanciati nel progetto di creare una birra al mese per celebrare al meglio i nostri dieci anni e vogliamo andare avanti, trasmettendo il messaggio che non abbiamo paura. Vogliamo trasmettere il messaggio che, nonostante tutte le difficoltà, c’è voglia di ripartire. C’è bisogno di essere presenti non solo per noi come BrewFist, ma per tutte le attività grandi e piccole della zona. La catena della solidarietà è un primo passo per far ritornare tutto alla normalità e non perdere nulla. Il sentimento che abbiamo nel nostro birrificio è quello di estrema positività. Viviamo alla giornata ma non ci lasciamo abbattere, né noi né la gente della zona».

In questo momento complesso, unirsi e dare sostegno è un aspetto che ci racconta anche come nazione, sostenere le attività delle zone più colpite è fondamentale. Non lasciarsi trasportare dal panico e dalla psicosi è un primo passo per ritornare alla normalità e dare aiuto. Noi siamo al fianco di BrewFist e non vediamo l’ora di atterrare al Terminal 1 e brindare insieme, lasciando il Corona Virus a una piccola parentesi che abbiamo sconfitto insieme.

Per sostenere Brewfist, ordinando le loro birre, è possibile contattarli sulle pagine Facebook e Instagram e su quelle di Terminal 1, oppure inviando una mail a info@brewfist.com.