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Favolosa guida alla degustazione delle birre del Lidl

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Nel mondo del discount esistono regole non scritte che è meglio non sfidare. Una, ad esempio, prevede di non prendere mai il surgelato in esposizione, ma sceglierlo nel mezzo poco prima che la mano arrivi al congelamento. Un’altra prevede la tempra di non lasciarsi convincere dalle succulente offerte di tonno in scatola maxi porzione vicino alla cassa. Quella che abbiamo infranto noi è stata degustare tutte le birre del Lidl e, nonostante ci fossimo già resi conto di cosa significhi sfidare gli dei del discount, abbiamo deciso di perseverare.

Lidl non è più una piccola catena di discount, con gli anni è passata dal livello di allerta a quello di fascia alta, rimodulando le sue strutture e l’offerta, dignitosamente rappresentata da referenze tutto sommato buone e a un prezzo onesto, senza dimenticare le futuristiche selection mensili che portano tutto il meglio da ogni paese del mondo (tipo le patatine all’hamburger per gli USA o le salse aglio e plutonio del mese greco), anche se potrebbero lanciarsi di più come, ad esempio, in Scozia. Fra queste la birra è sicuramente testimonial di un cambiamento. Abbandonate le lattinone hardcore dell’Hollandia, che ora pare si faccia chiamare Hollander, il Lidl ha messo in campo una scelta complessa e, decisamente, da non affrontare. Per quello ci siamo noi, e forse è già abbastanza così.

Per dare un giusto gusto di avventura alle nostre vite ci portiamo a casa, quindi, una decina di birre del Lidl rappresentanti ogni stile e scibile umano. In ordine la Lager Finkbraü da 0,33, una tripletta di Perlenbacher (Lager, Hefe Weisse e STRONG, perché per la rossa non ce la siamo sentita), l’avanguardista Pils 1897 in vetro, Patronus Weibez, una Arcana Blanche in bottiglia pregio, la red Ale di Steam Brews, una IPA italiana con luppoli in fiore e la protagonista di ogni tavola che voglia puntare in alto: l’Imperial brassata à l’ancienne dalla famosa Abbaye de Vauclair, bottiglione nero, grafica in rilievo, gusto premium. Il prezzo finale è di 11,44 €, ci trattiamo bene.

Per accompagnare l’experience abbiamo deciso di utilizzare bicchieri di plastica, in modo da accogliere la bevuta nel modo più veritiero possibile. Inutile dire di non provare a casa, perché sappiamo già che non avrebbe alcun senso.

Ai nastri di partenza slattiniamo la Finkbraü, un riscaldamento del tutto onesto, il cui logo ricorda stranamente quello della Warner Bros. e il gusto l’infinita corsa di Willy per riuscire a catturare Beep Beep. La Finkbraü è lì, carica di casse della Acme per raggiungere il gusto base di una produzione di birra. Inutile dire che, come nel cartone, non ci sia riuscita, ma apprezziamo il loro impegno, perché il risultato è passabile. Sulla Perlenbacher ci torneremo dopo per ovvi motivi, ma il colpo di scena è della Pils 1897, prodotta dalla Pedavena per celebrare l’anno di fondazione del birrificio. Non ci soffermiamo a domandarci se sia una birra da anniversario perché il conteggio sarebbe perdente per noi, ma sulla riproduzione roaring thirties dell’etichetta: una graziosa cavallerizza in giacca rossa e cappellino con veletta, in groppa a un fantastico cavallo bianco (cit.) che ci introduce a un gusto montanaro e rustico, probabilmente determinato dall’utilizzo del granoturco. Non volendo rischiare denunce chiudiamo qui il reparto bionde e passiamo alle Weiss.

La Patronus è quello che deve essere: la versione lo-fi di una Franziskaner, corpo denso e svelto™  e una apparente normalità. La Perlenbacher è oggetto di una intensa discussione sui motivi per cui stiamo facendo una roba del genere, la nostra convinzione traballa sulle note dell’amarezza della Lager, crolla miseramente nel gusto della Weiss ed è talmente frastornata che finisce la Premium. La degustazione della Perlenbacher è l’ideale per chi vuole affrontare un tour degustativo alle migliori aziende di trasformazione dell’acciaio, ve ne anticipa il sapore grazie a un magico potere di trasfusione in liquido. Si passa quindi dall’amaro, al dolcetto fino alla potenza dei 7 gradi e mezzo della sua power version. Questa avventura si poteva concludere solo con una petizione per riavere indietro il nostro fegato.

Ri(s)p.

Decidiamo quindi di ripulirci la bocca sfruttando la Blanche (la Premium la berremo per ultima) di Arcana, stessa produttrice della IPA che seguirà, il cui sito di produzione è localizzato presso Birrificio – non si tratta di un refuso ma quanto troviamo scritto sul retro -. Nell’Arcana ritroviamo il piccante del coriandolo che ci brucia la lingua disintegrando, effettivamente, i sapori che avevamo ancora in circolo ed è forse per questo che la IPA, con i suoi luppoli in fiore, si apprezza di più e diventa regina di questa degustazione. Arriviamo alle birre del Lidl over three thousand aprendo la Red German di Steam Brews, nella cui lattina dai tratti Steam Punk riponiamo grandi speranze. Del resto si tratta di un ragionamento del tutto logico, nessuno dedica troppa attenzione alle etichette dei discount, tutte rigide e germanicamente severe. In questa, almeno, il tentativo di renderla accattivante va premiato, così come a quanto pare è stato fatto nella categoria design ai German Awards 2020. Si tratta, però, del canto delle sirene che fa schiantare il nostro palato contro degli scogli insormontabili. La ferrosità di questa bock ci fa comprendere, una volta per tutte, a cosa fosse riferito lo Steam del nome, apprezzando quindi la coerenza e la sincerità. I motori e gli ingranaggi sulla lattina non erano quindi un vezzo artistico ma una descrizione accurata di ciò che avremmo bevuto.

abbaye de vauclair birre lidl

Nonostante una delle più importanti regole del discount ci abbia insegnato a non guardare mai sul retro la lista degli ingredienti, con la Imperial vogliamo capire da dove arrivi quel suo gusto particolare, che inonda il nostro palato con un effluvio dolce che, in pochi secondi, fa scattare il campanello d’allarme.

Sciroppo di glucosio.

La domanda è, perché? Cosa penseranno i frati dell’Abbaye de Vauclair, abbattuta nel 1917 da un bombardamento e ora rovina storica? Eppure la bottiglia era così premium che ci porta una delusione paragonabile a quando abbiamo scoperto che no, Babbo Natale, non era una ladro seriale particolarmente gentile.

Dopo la Premium chiudiamo con le birre del Lidl e ordiniamo la pizza. Ce ne andiamo con la nostra verità sotto braccio: le regole del discount non vanno mai sfidate.

 

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