ecu degustazione birra

Abbiamo degustato le birre dell’ECU

Se c’è qualcosa che nessuno può discutere di questo racconto è il fatto che a tutti, prima o tardi nella vita, è capitato di entrare in un discount (ECU, Lidl, MD..) e fermarsi davanti allo scaffale della birra. Perché magari sono generalmente vicine alle bibite e le conserve o semplicemente i reparti cambiano così velocemente è impossibile orientarsi. Ci si blocca sempre, però, per guardare i loro nomi esotici – più vicini a città dell’entroterra slavo che ad assolate spiagge di un paradiso tropicale – Viktor, Van Pur, Petrus, Sanwald o Friz. I ricorrenti frati ubriachi e grassocci delle loro etichette (Kenner), o l’araldica – aquile sputafuoco (Best Braü), ippogrifi (Argus) – che lascia sospetti sull’effettiva tradizione che si sta bevendo. Una fascinazione che ha più a che fare con il masochismo che a un’indagine giornalistica nei desideri di pochissimi italiani. Ringraziamo quindi Andrej Bakunin, padre spirituale di questo meraviglioso viaggio nel mondo della birra nei discount.

Ci siamo dati alcune regole per avere un assaggio quanto più approfondito delle varie offerte brassicole dell’Ecu. Abbiamo scartato quindi le costose birre da passeggio commercialmente e legalmente vendibili per avventurarci negli stili e nelle sfumature di queste lande ai confini dello spazio e del tempo. Scegliamo quindi una rinfrescante radler Edelmeister (0,69€ x 0,5 l), i lattinozzi da 33 delle sicurezze Viktor e Oettinger (0,82€ insieme), una Gösser bionda che abbonda autodefinendosi (The) Austria’s Finest Beer (0,98€ x 0,5l) e una pils dell’Edelmeister in cui un fisicato conte asburgico ti dice gentilmente Well Done (0,85€ x 0,66 l). Per gli stili weiss andiamo sul sicuro, scegliendo il gusto degli Oktoberfest organizzati nei parcheggi di Bamberga con la Bürgerbraü. L’avevamo detto, volevamo strafare, e l’abbiamo fatto, assicurandoci i servigi di una Birra Speciale come la Tosca IPA la cui scheda prodotto ci convince di aver investito metà del budget in maniera corretta: «Profumi di agrumi, erba appena ragliata» (1,99€ x 0,5l). Quella su cui puntiamo di più però è la Schwarz, l’Original German Black Beer di Oettinger, prodotta niente meno che nella città di Gotha, sul cui retro appare la sinistra sentenza:

Prodotta secondo la legge di purezza tedesca

OK.

Magari intendevano sicuramente il Reinheitsgebot e non necessariamente ***** *******, anche se la discussione non finirà qui.

Lo scontrino segna un totale di 7,04€ per 4 litri e due. Sembra un sogno invece capiamo di trovarci in un incubo quando ci accorgiamo che il Pur di Van Pur indica, effettivamente, una birra pura e quindi senza alcol. Dovremmo dirvi di non imitarci ma, del resto, non crediamo che ci sia davvero un buon motivo per farlo (nel caso comunque non fatelo).

Il nostro viaggio, dopo aver gentilmente divorato i grassi che ci serviranno per reggere il tour de force discount a cui ci siamo condannati, non può che partire dalla Radler e infatti decidiamo di lasciarla da parte e partiamo dalle due pils Viktor e Oettinger.

ecu oettinger

Non servivamo certo noi per scoprire che all’interno delle lattine ci sia qualcosa di diverso dalla birra. Siamo più vicini a un succo di frutta di luppolo, con una dose over powered di bollicine. Passiamo oltre e le arruoliamo per il prossimo campionato interregionale di beer bomb – quella pratica sconsigliatissima che consiste nello scuotere la lattina e poi aprirla con una chiave sul lato e spararsi 3000 pascal di birra in un tempo stimabile fra i 3 e 5 secondi.

Se Oettinger e Viktor ci confermano che la strada per la degustazione delle birre dell’ECU si trova in salita, con l’Edelmeister diciamo che si tratta di un Everest. Il conte Asburgico ci intimorisce ma quello che c’è dentro, un concentrato di malto su malto, ci comincia a far venire le visioni. La Gösser, finalmente, ci permette di credere si tratti di birra e non di una lontana parente. Leggera, insapore, fresca. Tutto quello che puoi chiedere a una domenica pomeriggio in un vicolo cieco di Vienna. L’Austria’s Finest Beer non sarà un capolavoro ma è, quanto meno, birra.

Arriviamo agli stili – senza più entusiasmo – mentre il mal di testa comincia a martellare i timpani. Che dire della Bürgerbraü? Ma soprattutto perché farlo? L’odore ci riporta davvero all’Oktoberfest, ma nel dietro le quinte, fra i compressori che pompano aria nei gonfiabili, l’acqua dei wurstel che non viene cambiata da giorni, nel profumo di nafta dei generatori che tengono accese le luci. Paura e Delirio a Bamberga, insomma, con buona pace del Reinheitsgebot, continuando le montage russe dell’Ecu arriviamo finalmente al momento tanto atteso, il main event della nostra personale wrestelmania senza esclusione di colpi: Schwarz vs. Ipa.

Diciamo che non partiamo benissimo, la Tosca si esprime con un grado alcolico inconsueto rispetto alla norma e, ogni tanto, forse perché stiamo avendo un cortocircuito sensoriale che ci impedisce di sintetizzare i sapori, ci arrivano delle punte speziate che non siamo in grado di riconoscere. Non è malaccio ma conveniamo che in fatto di qualità prezzo è meglio rinunciare al pregio della bottiglia con tappo raffinato per andare sull’onestà intellettuale di altre birre dell’Ecu. Quelle che ti dicono meglio se non ci prendi, se lo fai sai quello che accadrà. Ricordate le pubblicità sul scegliere la vita e dire no alla droga, ecco, siamo circa su quel ritornello lì.

Il retro della Schwarz, anche questa di casa Oettinger, è una bibbia di scritte in lingue disparate che ognuna dà un’avvertenza diverso. Si va dallo Swahili al giapponese, dal cinese all’ungherese, francese e aramaico, come le finestre pop up di Windows quando prendevi quel virus che non riuscivi mai a fare in tempo a premere X che se ne aprivano altre mille. E la struttura di questa birra non è da meno. Priva di amarezza, priva del gusto tostato o di qualsiasi altro legame con la PUREZZA di cui si fa vanto, ci manda nel ipersfera.

Non crediamo che Google Traduttore abbia azzeccato la traduzione dal vietnamita ma conveniamo che non si dev’essere sbagliato di troppo e la descrizione potrebbe calzare a pennello:

Non vogliamo andare oltre, proprio non ce la facciamo fisicamente. La Van Pur, figlia dell’errore, la terremo come totem per ricordarci delle nostre colpe in un prossimo futuro. L’Ecu e le sue birre, invece, saranno sempre lì a tentarci ogni volta che entreremo a farci la spesa. La Gösser sbaraglia tutti e si prende la nostra cintura di campione della serata, le altre escono fra i fischi. Sipario. Who’s next?

 

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