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Mimmo Lanzafame x Beeer Mag. 2021 ©

Trattato semispirituale sulla birra a colazione e dintorni

La nascita della colazione ha un’epoca incerta ma una ragione biologica ben determinata: immettere nel corpo la quantità di benzina giusta per arrivare fino all’ora di pranzo. Che sia per motivi di performance, che viva d’ispirazione gourmet o per spezzare il digiuno nei conventi medioevali, che subisca l’influenza continentale, americana, inglese, che vi piaccia dolce, salata e pure acida nel corso della storia la colazione si è evoluta arrivando a generare mostri di ogni tipo come la focaccia alla cipolla nel caffelatte, le tostadas con la morcilla fino all’ultimo, definitivo, figlio del caos convenzionalmente chiamato brunch.

La cultura della birra a colazione è una forma ancora più primordiale del brunch, nata e diffusa probabilmente nel freddo nord agli albori dell’umanità, è rimasta immutata come un substrato animale annidato in un angolo oscuro della mente. Dormiente ma pur sempre lì, ha ispirato una lunga sfilza di birrifici a lanciarsi nella concezione della birra da colazione celebrando il tripudio di marshmellows, cioccolata, biscotti, caffè, acidità lattiche sparate al massimo per ottenere milkshake alcolici extra juicy. Tutti elementi che chiaramente hanno ispirato scomuniche gastronomiche e jihad fra i cultori più accaniti. In questo clima fatto di ingredienti impossibili, di stili e categorie birraie finora sconosciute, in cui si cerca di puntare ossessivamente sugli abbinamenti perfetti per formaggi, pizze gourmet fino alla zuppa de’ nonna, il passo verso la colazione era inevitabile.

Risvegliati da questo senso per il pericolo, la nostra ricerca metafisica si orienta attraverso tre categorie (gusto, colazionabilità, spirito) con cui abbiamo mettere alla prova le leggi fisiche delle milk stout e le capacità di tenuta delle wheat ale, la scelta dell’alcol free e la dura freschezza delle double IPA iper fruttate e piene di saturazioni tropicali. L’identikit di una birra da colazione perfetta non risponde necessariamente a un sapore piacevole quanto alla sua versatilità e possibilità di sostituto degli elementi tradizionali: caffè, succo, latte, milkshakes e via dicendo.

Tutte le birre che vedrete non sono state maltrattate, così come il cibo non è andato sprecato, i nostri fegati un pochino.

birra colazione breakfast beer Mochaccino Milk Stout White Hag Brewery

Birra a colazione: il piacere di un risveglio alcolico

Il primo a parlarmi del caffè dello studente fu, non a caso, un coinquilino. Dopo averlo provato per tre ore frenetiche si perdono i confini fra spazio tempo, sveglia, sonno, incubo e sogni. Questa pratica contempla la bollitura duplice del caffè nella moka, così da rimpolpare la quantità di caffeina attraverso due carichi di acqua e polvere, ideale per studiare per gli esami quando sei in ritardo di settimane. Senza sfociare nel mistico e nelle insonnie più raccapriccianti della vita da fuorisede, tentativi come quella della Mochaccino Milk Stout di White Hag Brewery possono aspirare all’euforia di quei momenti. Con le milk stout accade tutto più dolcemente, puntando su note lattiche e malti arrostiti che lasciano affondare la traccia di alcol su gusto cioccolatesco e una schiumina arrogante che fa rivalutare l’idea sul cappuccino frizzante. Non ci troviamo certo fra le tazzine bollenti e la crema di zucchero dei quartieri spagnoli napoletani e nemmeno al bar Jimmy di una laguna dove le correzioni passano da Franzen al signor Molinari ma, tuttavia, anche questi Starbucks in cui al posto di sbagliare i nomi si dedicano a servire una versione corretta del loro Mochaccino, non sono mica male, soprattutto se in inverno.

 

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La chiara e dichiarata vocazione nordica nella colazione con la birra si interseca con le spedizioni vichinghe, le soste in autogrill che sfidano i limiti alcolemici per guidare i drakkar e le cucine più mattiniere intente a sfornare ogni tipo di cibo pesante, animalesco e che possa far sopportare il tragitto a questi eroi. Per sfidare queste neomitologie ci spingiamo inevitabilmente su una parte dei fiordi che mescolano pancake ultraproteici, marmellate e gradazioni vichinghe come quella della DIPA di To Øl, una 8 gradi percentuale che si confonde fra frutti, profumi e luppoli e, in maniera impensabile, potenzia la combo con lo sciroppo d’acero donandogli un’improvvisa dolcezza che la rende – senza dubbio – il punto più alto di questo esperimento. Poteva essere un semplice accompagnamento ma poi è diventato un elemento imprescindibile e riuscito. Un succhino capace di distorcere la realtà e rinvigorire il vostro spirito guida che potrebbe essere sempre stato un ebbro vichingo anche se non lo sapevate.

 

 

Il mondo è un posto troppo grande per non dare una possibilità alla colazione con birra analcolica, specialmente quando questa si presenta come una milk stout galattica. Quella di Big Drop è allora il componente che serve a sostituire il liquido e profondo caffè americano. Donuts o cornetti? La sfida è fratricida ma per evitare che le note di fritto si mescolino con quelle della birra puntiamo sulle brioche (meglio vuote o, al massimo, smarmellate), anche se la spugnosità dei krapfen bucati è in grado di intrappolare questa bevanda pensata per non stravolgere la vostra mattina ma darle sicuramente un sapore e un grado di untezza del tutto nuovo. Milk stout quindi promosse come stile di birra da colazione? Sicuramente sì ma il consiglio è di puntare su corpi più densi e il più creamy possibile per riscoprire il piacere di togliersi dal baffo queste fermentazioni spumeggianti.

 

 

La cosa fantastica degli Stati Uniti è sicuramente il fatto che ogni singolo pasto possa incastrarsi con l’altro e abbia un mitico denominatore comune: l’unto. Per questo l’american breakfast tutto uova e bacon consente un’inesauribile gamma di abbinamenti ed è probabilmente l’accostamento da colazione con la birra più semplice e soddisfacente.  Un succo di arancia in accompagnamento è d’obbligo e, nulla, può davvero emulare la Marble Hop, Skip & Juice, ideata inconsciamente da Vocation Brewery  per questo tipo di degustazioni. Qui è tutta un’orchestra di profumi tropicali e citrouness dei luppoli che, con tutta questa freschezza, può dare l’illusione di essere più healthy, più fit e arroganti che mai anche se non è proprio così, but these are the States.

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Non erano forse questi i termini con cui la Knox Reeves Advertising Agency creò quella famosa pubblicità anni ’30 per i cereali Wheatis ma il termine colazione dei campioni qui rientra perfettamente. Se abbiamo un conto in sospeso con le promesse mai mantenute da Tony, Jose e Buzz, le tre mascotte Kellog’s che ci promettevano esplosioni di sapore una volta immersi i cornflakes nel latte e ora si godono una pensione zuccherina e rurale nelle campagne del Michigan, a noi resta l’eredità di raccoglierne le imprese ed elevarle. Alla prova della Wheat Ale di Effet Papillon arriviamo con queste premesse. Il frumento non è d’aiuto in questo caso, perché si affonda e si confonde con le palline di cacao che immergendosi rilasciano la loro classica tinta cioccolatina ma, a sorpresa, sono i luppoli utilizzati a costruire l’esperienza. Il bilanciamento degli amari si sposa alla perfezione anche nell’assaggio quando i CocoPops assorbono la cattiveria alcolica e si trasformano in mini palline che esplodono in bocca. Una buona prova che spinge a scoprire come si comporterebbero gli altri abbinamenti mielosi o ultrazuccherati.

 

Birra da colazione, la lista finale:

Mochaccino Milk Stout, White Hag Brewery:  Gusto 4/5 | Colazionabilità 4/5 | Spirito 2/5

DIPA, To Øl: Gusto 4/5 | Colazionabilità 5/5 | Spirito 5/5

Galactic Milk Sout (Alcol Free), Big Drop Brewing: Gusto 3/5 | Colazionabilità 2/5 | Spirito 1/5

Marble Hop, Skip & Juice, Vocation Brewery: Gusto 5/5 | Colazionabilità 4/5 | Spirito 3/5

Effet Papillon, Wheat Ale: Gusto 4/5 | Colazionabilità 2/5 | Spirito 3/5

 

Questo articolo è stato scritto grazie all’aiuto di HOPT che ringraziamo.

Le fotografie sono di Mimmo Lanzafame x Beeer Mag, 2021 ©

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