stone brewing Arrogant Bastard
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Stone Brewing, 25 anni di luppolature estreme raccontati da Greg Koch

In alcuni casi le rivoluzioni hanno un sapore preciso. Nel caso di Stone Brewing e di tutta San Diego si tratta di IPA ultra luppolate, con un profumo deciso quanto la loro amarezza. Tutto ha inizio negli anni ’90, il momento in cui la città a pochi passi dal Messico attraversa quella rinascita che la renderà uno dei place-to-be. La birra artigianale invade la città ed è letteralmente dappertutto, nei discorsi nei pub e nei garage pieni di fermentatori e strumenti di produzione. Sempre più persone arrivano in città per gustare questa nuova avanguardia, portandosi via bottiglie su bottiglie e a volte attraversando interi stati, o ci si stabiliscono per cominciare a produrre le proprie birre. A diffondersi non è solo la reinterpretazione di uno stile, con l’uscita della prima Double IPA di Vinnie Cilurzo ma l’idea che una realtà differente, oltre l’industria e la standardizzazione del gusto, sia possibile.

Trascinati da questa euforia a San Diego arrivano anche Greg Koch e Steve Wagner che, nel 1995, si convincono, dopo un viaggio in California, di aver trovato terreno fertile per dare una dimensione al loro personale american dream. Undici mesi dopo fondano Stone Brewing aggiungendo il proprio nome ai protagonisti della San Diego Renaissance.

Siamo decisamente arrivati all’inizio della festa. Quando abbiamo iniziato, a San Diego, c’erano solo pochi birrifici artigianali. Steve Wagner ed io abbiamo chiesto un prestito e abbiamo cominciato a lavorare ininterrottamente. Andavo da un bar all’altro cercando di vendere la nostra birra, distributori e rivenditori ci dicevano che la nostra birra era troppo amara, ma eravamo convinti e abbiamo continuato a produrre quello che ci piaceva. dovevamo solo consolidare le nostre filosofie e attenerci a esse.

Come ci racconta Greg Koch, per lui e Steve Wagner la strada è chiara sin da subito, nessun compromesso, ripensamento o cambio di direzione è permesso.

Stone Brewing: fedeli alla linea

Stone Brewing è, sin dalle sue origini, un fatto di attitudine. Quello che appare subito chiaro a Koch e Wagner è che non basta produrre buona birra, serve qualcosa di più, una sorta di manifesto programmatico che, per Koch e Wagner, assume le sembianze di un Gargoyle determinato a stravolgere tutto.

Quando Steve Wagner e io abbiamo fondato Stone Brewing, volevamo produrre birra artigianale di alta qualità e dal sapore forte, secondo il nostro stile. A quel tempo, la maggior parte delle persone pensava alla birra solo come ai prodotti dei birrai industriali. Può essere difficile da credere ora ma, quando abbiamo fondato Stone Brewing, pensavo che avremmo aperto troppo tardi per lasciare un segno. C’erano troppe birrerie già esistenti negli Stati Uniti e pensavo che Stone sarebbe stato solo un birrificio regionale molto piccolo. Così, io e Steve abbiamo deciso di fare solo le birre che ci piacevano.

Durante un viaggio in Oregon Wagner scopre l’Ahtanum, un particolare tipo di luppolo ancora poco conosciuto che caratterizzerà la struttura della Stone Pale Ale, la prima birra a marchio Stone lanciata a luglio del ’96. Il suo esordio è convincente, l’impatto dei luppoli rappresenta l’avanzata della San Diego artigianale ma Stone se ne distacca in fatto di bitterness, una delle necessità strutturali per le prime produzioni, una sorta di biglietto da visita per il futuro. Così è, prendere o lasciare.

Il 1997 è l’anno d’oro di Stone Brewing. In occasione del primo anniversario Wagner e Koch lanciano la prima Stone IPA, la più iconica, rivisitata alla maniera del Gargoyle. Sono loro, insieme a Pizza Port, Russian River e Blind Pig, a spingere l’acceleratore sul luppolo e diffondere quella particolare rivisitazione che tutti conosciamo oggi come West Coast IPA, che stabilirà un canone dove prima mancava. Non finisce, ovviamente, qui. Se la 1st Anniversay Edition IPA aveva già ridicole quantità di luppoli, nei due anniversari successivi li raddoppiano e li triplicano fino a ottenere quella che sarà la base per un altro cult di Stone Brewing e, cioè, la serie Ruinaition, che aumenta i luppoli e la gradazione.

stone brewing Arrogant Bastard

Non siamo qui per piacerti

La Arrogant Bastard Ale è stata prodotta per la prima volta nel mio appartamento a Solana Beach, in California, alla fine del 1995. Steve aveva appena ricevuto un nuovo kit di homebrewing per sviluppare le ricette per il nostro nuovo birrificio che stavamo progettando, e quella era la prima birra che abbiamo prodotto. Entrambi l’abbiamo amata ma ritenevamo che fosse troppo forte per poter essere la nostra prima produzione. Abbiamo aspettato più di due anni finché, il primo novembre 1997, l’abbiamo lanciata.

Quando parliamo di attitudine parliamo di Arrogant Bastard Ale. È il ’97 e, dopo aver lanciato la Stone IPA, Wagner e Koch rivelano il loro progetto più segreto. L’Arrogant Bastard Ale, per l’epoca, fu come uno shock. Le persone non credevano che a quella potenza muscolosa si potesse accompagnare una bevuta più che godibile. Il suo lancio è accompagnato da una vera e propria dichiarazione di intenti ben precisa che si conclude con un chiarissimo:

«Question or comments? If you don’t like this, keep it to yourself […] ‘cause Arrogant Bastard wasn’t made for you».

L’Arrogant Bastard Ale diventa così un attacco diretto ai Big Three ma, contemporaneamente, anche ai bevitori medi, agli yellow-swill-drinkin’ wimps contro cui si scaglia questa arrabbiata American Strong Ale con cui i ragazzi di Stone Brewing mostrano di non avere nessuna intenzione di piacergli. Invece lo fanno, il seguito diventa così tanto imponente e ampio che, nel 2015, Stone Brewing decide di creare Arrogant Consortia, un universo interamente dedicato alla serie Arrogant Bastard, con uno status e una possibilità di osare in fatto di ricette e sviluppo mai visto prima.

Pale Ale, IPA e Arrogant Bastard diventano più di semplice birra artigianale, rappresentano tutte le esperienze e i passi compiuti dal movimento craft USA di quegli anni, la lotta per la visibilità, l’idea di uscire dai confini di gusto e di territorio e, in fondo, realizzare il loro sogno. Di lì a poco Stone Brewing continua la sua espansione, progetta e lancia una serie infinita di birre, che osano nel luppolo, collaborano con marchi nuovi per creare veri e propri drop iconici, e stabiliscono il loro standard.

Attitudine

Negli anni Stone Brewing è passato da essere un microbirrificio pioniere a rappresentare la settima realtà artigianale negli Stati Uniti, con numeri produttivi enormi e una diffusione estesa a tutto il mondo. Non arrivi in cima senza lottare e, questa frase, assume ancora più valore nel caso di Greg Koch. Il vulcanico fondatore e CEO di Stone Brewing ha sempre rappresentato l’immagine più vicina all’attitudine di Stone Brewing, scontrandosi in prima linea per l’affermazione di un nuovo modo di consumare. Quella volontà di andare oltre, a volte troppo, pur di farlo a modo proprio, che significa vincere ma, anche, saper perdere e riconoscere certi limiti per non perdere la bussola.

Significa, soprattutto per Stone Brewing, assumere un carattere smisurato, che siano i luppoli, che sia la gradazione, che sia lanciare una serie di verticali di degustazione una volta all’anno, con una produzione talmente ristretta da andare all’asta su ebay a cifre astronomiche, lavorare con i Metallica o creare una delle campagne più ironiche per il primo di aprile. È in fondo, aprire una lattina e svuotarla fino all’ultima goccia.

Chiediamo allora a Greg Koch dell’evoluzione di questi anni, come siano cambiati i rapporti, e l’avere a che fare con persone che non hanno vissuto direttamente la San Diego Renaissance: «Sapere che abbiamo fan di generazioni diverse e che ci vedano come uno dei simboli della rivoluzione artigianale ci rende orgogliosi. Guardando indietro, è incredibile che così tante persone, come Steve Wagner e io, stessimo solo cercando qualcosa di diverso. Qualcosa di meglio. Producevamo birre che ci piacevano e piacevano anche a loro. È stato davvero divertente. Quando abbiamo avviato Stone Brewing, speravamo che le persone provassero le nostre birre e si rendessero conto che là fuori c’è di più oltre alle birre industriali. Speravamo che si unissero a noi nella ricerca di opzioni migliori. Oggi il mondo è pieno di ottime birre artigianali e speriamo ancora che la gente ami le nostre birre e cerchi il meglio del meglio».

 

Questo articolo è stato scritto grazie all’aiuto e alle Stone Brewing di Ales &Co. che ringraziamo.

Potete comprare le birre qui.

L’immagine di copertina è stata realizzata da Lorenzo Pasquinelli,
Le fotografie da Mimmo Lanzafame x Beeer Mag, 2021 ©

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