beer club chianti brew fighters ca' del brado
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Cosa sono i Beer Club e perché aprono una nuova fase nei rapporti fra birrifici e bevitori italiani

Già da tempo i birrifici artigianali e indipendenti di tutto il mondo hanno capito la necessità e la potenzialità, non solo commerciale, nel costruire una community forte di appassionati. I Beer Club, poi, esistono da sempre, che si tratti di riunioni esclusive nelle cantine e nei garage, di verticali chilometriche o di boccali riservati ai fedelissimi nei propri pub di fiducia. Si è trattato, però, di un percorso a posteriori che non rimetteva al centro dei ragionamenti un contributo reale (oltre alla risposta di mercato o valutazione gustativa) i bevitori. Con la diffusione e il lavoro dei birrifici il fenomeno dei Beer Club ha vissuto un forte periodo di espansione mettendo al centro di nuovo il consumatore finale e rendendo evidente l’importanza di renderlo protagonista non solo in quanto colui che acquista ma come parte integrante del processo.

Se pub e taproom hanno un orizzonte limitato per questioni territoriali i Beer Club sono quello che consente ai birrifici di mantenere vivi i rapporti a distanza e instaurare un certo tipo di discussione attiva fra produzione e consumo, contraccambiando la fedeltà dei bevitori con promozioni, esclusive e feste a loro dedicate a fronte di un contributo di tipo mensile o annuale. Una vera e propria iscrizione che permette ai birrifici di sperimentare e offrire tutte le proprie novità, anche le invenzioni più assurde e non destinate a entrare nella linea ufficiale, a un pubblico che cresce e si sviluppa insieme al birrificio stesso.

In questa direzione i Beer Club sono stati in grado di creare vere e proprie community da migliaia di appassionati che discutono, consigliano e si distinguono per la propria appartenenza e, contemporaneamente, permettere una sperimentazione e un rinnovamento di cui sentirsi parte. È il caso della Patrons Society, il Beer Club di Northern Monk che, in pochi anni, è l’esempio migliore di come una comunità attiva sia fondamentale per il lavoro e lo sviluppo di un birrificio. La box della Patrons Society rappresenta la totale libertà dei fondatori di cimentarsi in imprese assurde, giocare con gli ingredienti e sviluppare estremizzazioni alcoliche della linea ufficiale e dare vita ai progetti per il futuro, di più, proprio grazie al supporto dei Patrons Northern Monk è riuscita a diffondere e ampliare la propria produzione diventando uno dei birrifici più interessanti e riconosciuti in UK grazie a questo approccio diverso rispetto al passato. In maniera differente anche BrewDog con Business for Punks, la campagna di azionariato pubblico, ha cominciato a inserire al suo interno il bevitore come parte attiva, portandolo a sostenere il birrificio scozzese acquistando azioni e ricevendo in cambio una divisione di utili (proporzionale rispetto alla propria quota) e di promozioni dedicate. Ma le storie proseguono, e raccontano di tanti tentativi ed esperienze diverse in cui i Beer Club hanno saputo distinguersi e tracciare nuove strade.

beer club chianti brew fighters ca' del brado

Nella giovane cultura brassicola italiana passi in questa direzione sono ancora timidi ma già qualcuno ha intravisto nel Beer Club una modalità utile a svilupparsi e cambiare la propria storia. Nelle ultime settimane, in particolare, Chianti Brew FightersCa’ del Brado hanno lanciato la propria idea di community attiva, con l’intenzione di dare un impulso nuovo e inaugurare un cammino sempre più condiviso nel modo di produrre e concepire la propria birra artigianale.

Ca’ del Brado è una realtà bolognese che negli anni si è distinta per la sua specializzazione nella produzione in botte, con numeri ridotti ma processi che puntano su qualità elevatissime, ricerca e maturazione selvaggia.  Lo Zirqual è il nome che hanno dato al loro Beer Club che prevede un massimo di 150 posti disponibili, su cui hanno deciso di fondare una comunità con un percorso di condivisione che permetta agli iscritti di vivere in prima persona le evoluzioni del birrificio e diventarne ambasciatori. Questo significherà diventare parte di progetti e ricevere lotti limitati, partecipare a piccoli appuntamenti speciali e vivere queste storie singolari costruite con il tempo, nel legno. Come ci racconta Luca Sartorelli, fra i fondatori di Ca’ del Brado, tutto nasce per approfondire i rapporti, per dare traccia del proprio passaggio e mantenere vivo il percorso iniziato dall’anno zero del birrificio. Si tratta di una sfida e di una novità che, per una realtà come quella bolognese, da sempre particolare per produzione e processo creativo, andrà a responsabilizzare non solo loro, in quanto produttori, ma anche i membri di Zirqual:

L’iniziativa nasce per rafforzare un legame, che già si era formato, tra noi e gli appassionati delle nostre birre. L’appassionato moderno vuole sentire il rapporto diretto tra lui e il produttore ed avere canali privilegiati ed esclusivi verso birre e iniziative. Per noi la community è importantissima, anche perché i membri Zirqual diventano anche nostri ambasciatori. La responsabilità è molto alta perché l’appassionato è anche un consumatore consapevole, che cerca e sa riconoscere la qualità e che va ricompensato per la sua lealtà. Il prossimo passo è passare dal solo “virtuale” al “fisico”, visto che stiamo sviluppando la nostra taproom, nella quale faremo diverse iniziative per i membri Zirqual.

Quelle di Ca’ del Brado sono posizioni simili a quelle che ci racconta Stefano Giannini, birraio Chianti Brew Fighters. La Brew Fighters Community nasce, come scrivono nel loro manifesto,  «dalla voglia di pensare al birrificio in un modo nuovo, inclusivo, differente e condiviso» di dare, quindi, quell’impatto e quel percorso di reciproca crescita di cui parlavamo prima. L’idea di Chianti Brew Fighters è quella di far vivere il birrificio in maniera diretta, offrendo all’acquisto della membership non solo una box (una confezione di birra da 12, una t-shirt, una spilletta e buoni sconto) ma un accesso particolare al birrificio che andrà a ridefinirsi proprio attraverso questa nuova community, non un Beer Club esclusivo ma uno spazio aperto attraverso cui costruire il futuro del birrificio:

La Brew Fighters Community nasce dalla voglia condividere, di far avvicinare le persone al “birrificio” ma, soprattutto, dalla voglia di fare un piccolo esperimento sociale dove poter mettere insieme persone diverse ma con la stessa passione per farle interagire e magari costruire qualcosa insieme di unico. Non vogliamo infatti che sia identificato come un Club o come un’Area Membri, non deve essere qualcosa di elitario o di esclusivo. Sarà una parte del birrificio che sarà gestita come una sorta di azionariato popolare. Chi sceglie di sostenere questo progetto deve credere nel progetto stesso. Non vogliamo che resti una cosa online, vogliamo provare a portarla all’interno del birrificio in un modo che costruiremo insieme. Questa scelta, anzi questa esperienza, sarà per noi stessi rivoluzionaria e siamo sicuri che regalerà a noi e a chi ne farà parte stimoli veramente interessanti.

Alla base della community, come ci dice Stefano, c’è anche la volontà di lanciare un modo nuovo, fresco e differente di accedere al birrificio, che crei una storia comune fatta di scambio e partecipazione attiva su processi e degustazioni, che gli consenta di andare avanti: «Noi siamo così. Tendenzialmente cerchiamo di unire e di creare legami. Siamo nati dopo molti birrifici che in Italia hanno fatto dell’inclusione e della partecipazione il loro marchio di fabbrica. Abbiamo preso sempre loro come riferimento, birrifici e persone che hanno la nostra stessa attitudine. Vorremmo creare il nostro metodo, e questa idea della community ci sembra la strada giusta.  Non si tratta di una questione commerciale, anche se probabilmente avrà qualche risvolto in quel senso,  rimangono lo scambio, il confronto e la socializzazione vera quello che ci interessa, il diffondere nel miglior modo possibile quello che è la birra artigianale e quello che può diventare, ovviamente per quanto riguarda il nostro birrificio».

Ripensando a come si sono affermate questo tipo di esperienze fuori dall’Italia chiediamo a Luca e Stefano quali siano le opportunità e i vantaggi che percorsi del genere possono dare alla comunità di birra artigianale italiana, nel suo percorso di affermazione come realtà culturale e produttiva di un paese generalmente poco incline a vedere nella birra una particolare espressione. «In Italia», ci dice Luca di Ca’ del Brado, «siamo praticamente all’anno zero rispetto a questo tipo di iniziative. Siamo partiti aspettandoci un riscontro basso e invece dobbiamo dire che siamo andati oltre le aspettative. La strada da fare è ancora lunga per raggiungere certe realtà, soprattutto quella americana, ma siamo convinti che questa sia la strada giusta». Questa strada, per Stefano di Chianti Brew Fighters, non sarà solo un’opportunità ma anche un modo per dare una direzione differente sempre più unitaria e condivisa sull’accesso alla birra artigianale: «Vorremmo che molti altri birrifici prendessero in considerazione l’idea di farlo, trovando ovviamente il loro modo e seguendo il loro stile, ne gioveremmo tutti, anzi ad alcuni ci iscriveremmo pure. Ci sono molte persone che vorrebbero sostenere queste realtà ed esserne protagoniste, ma che per i più svariati motivi non riescono a farlo. Questo è un modo per dar loro l’opportunità di farlo, dando la possibilità anche al birrificio di crescere».

Tutte le info su Zirqual (qui) e Brew Fighters Community (qui) sono rintracciabili sui siti relativi. Le immagini di copertina e all’interno dell’articolo sono a scopo illustrativo e non rappresentano la box ufficiale che sarà spedita a metà giugno.

 

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