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Legge 104, come usufruire dei permessi anche se non si è parenti della persona disabile

Anche chi è non stretto parente di una persona disabile può usufruire dei permessi messi a disposizione dalla legge 104, ma ci sono delle condizioni: quali sono e come funziona.

Quando si parla di disabilità, solitamente si ha l’abitudine di pensare che i diversi permessi messi a disposizione dalle legge italiani riguardino solo ed esclusivamente i parenti stretti della persona interessata. In realtà, se si va a fondo alla questione e si legge con attenzione tutto ciò che prevede la legge, si capisce chiaramente che la situazione è ben diversa da quella che si pensa.

Stando a quanto si apprende, infatti, sembrerebbe che a poter godere dei permessi delle legge 104 non siano soltanto genitori, figli, coniuge o fratelli e sorelle, ma anche coloro con cui la persona disabile ha un vero e proprio valore affettivo che non ha nulla a che vedere con il classico legame di parentela. Si prenda in considerazione, ad esempio, un ‘semplice’ convivente, si può pensare che non ne abbia alcun diritto, ma in realtà non è affatto così.

Quando si possono godere dei permessi previsti dalle legge 104 anche se non si è parenti della persona disabile

Appurato, quindi, che i permessi previsti dalla legge 104 possono essere goduti da chi non è parente stretto della persona disabile, è bene sapere quali sono le condizioni da rispettare.

Quando si possono godere dei permessi previsti dalle legge 104 anche se non si è parenti della persona disabile – beeermag.it

Stando a quanto si apprende dalle legislazione italiana, infatti, sembrerebbe che a poter sfruttare la possibilità di avere 3 giorni di permesso, ovviamente retribuiti, dal proprio posto di lavoro siano anche coloro che hanno un legame affettivo con la persona disabile purché sia certificato e documentato. Qualora si dovesse trattare di un convivente, in poche parole, è fondamentale che vengano presentate le ‘prove’ della residenza attraverso dichiarazione anagrafica. 

Oltre a questo, poi, è importante che la persona che si assiste sia, purtroppo, affetta da una disabilità grave, che quindi implica una mancata autosufficienza e la necessità di avere qualcuno al proprio fianco, e che non sia assolutamente ricoverata in qualche struttura sanitaria. In questo caso, infatti, la 104 verrebbe assolutamente meno e, di conseguenza, anche l’assistenza di una terza persona.

Inoltre, è necessario che i 3 giorni di permesso siano riservati solo ed esclusivamente all’assistenza della persona disabile e che, quindi, non vengano sfruttati per altri motivi, tra cui personali. E non è nemmeno possibile cumularli. Infine, il caregiver può addirittura scegliere la sede lavorativa più vicina al domicilio della persona che assiste. E può anche rifiutare un determinato trasferimento.

Martina Petrillo

Laureata in Filologia Moderna, mi sono imbattuta nel magnifico mondo del giornalismo nel lontano 2018 e da quel momento non mi sono mai più allontanata. Appassionata di spettacolo, lifestyle e cucina, mi ritengo una persona molto decisa e con le idee abbastanza chiare sul futuro. “Ad maiora” é il mio motto perché nella vita bisogna sempre puntare in alto!

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