Condominio, la nuova sentenza incastra proprietari e inquilini: ora sono costretti a pagare (Beeermag.it)
Una nuova sentenza ha posto fine a una questione riguardante proprietari e inquilini in condominio: di cosa si tratta.
Una recente sentenza è destinata a far discutere amministratori, proprietari e inquilini, perché chiarisce in modo netto alcuni principi chiave della gestione condominiale. La sentenza, che è stata emessa dal Tribunale di Napoli, riguarda l’accesso ai documenti contabili, i limiti alle contestazioni delle delibere assembleari e, infine ma non di maggior conto, anche l’obbligo di pagare le spese anche in assenza di tabelle millesimali formalmente approvate.
Questa sentenza del tribunale partenopeo, la n. 12172 del 22 dicembre 2025, pone fine a un contenzioso durato qualche anno e che ha visto una che una condomina volere impugnare diverse delibere assembleari relative ai bilanci preventivi e consuntivi 2023 e al preventivo 2024. Secondo la denuncia fatta dalla donna, vi erano carenze di trasparenza, in particolare sulla legittimità di alcune voci di spesa e riguardo la validità della ripartizione degli oneri in un condominio privo di tabelle millesimali definitive.
Per affrontare il caso, il Tribunale di Napoli è partito da quello che è un principio fondamentale: la gestione contabile del condominio è espressione della volontà assembleare e, salvo violazioni di legge o di regolamento, non può essere sindacata nel merito dal giudice. Che in parole povere vuol dire che nel momento in cui i bilanci e i preventivi sono stati approvati vincolano tutti i condomini, anche coloro che sono in dissenso o che non hanno preso parte all’assemblea.
Inoltre, se una delibera impugnata viene successivamente riapprovata dall’assemblea condominiale e il condomino non contesta il nuovo atto, viene meno l’interesse ad agire in giudizio. Questi due passaggi sono di fondamentale importanza nel giudizio che è stato stabilito dal tribunale, che ha anche dovuto affrontare la tematica del diritto di accesso alla documentazione contabile: infatti, la querelante sosteneva di non aver ricevuto in anticipo i giustificativi di spesa.
In base all’art. 1130 bis del Codice Civile, che riguarda il concetto stesso di rendiconto condominiale, i giudici hanno respinto la censura della condomina: l’amministratore – sostengono infatti i giudici – non è obbligato a inviare preventivamente i documenti ai condomini, né in formato cartaceo né via PEC, ma esiste la possibilità di prendere visione dei documenti presso il luogo di custodia indicato e di richiederne copia, eventualmente a proprie spese.
Inoltre, secondo la sentenza, il giudice non può valutare nel merito l’opportunità o la convenienza economica delle decisioni assembleari, almeno fino a quando le delibere rispettano la legge e il regolamento condominiale. Insomma, le scelte su come e quanto spendere per il condominio rientrano nella discrezionalità dell’assemblea. Ma il punto chiave riguarda la ripartizione delle spese in assenza di tabelle millesimali approvate.
Su questo punto, che è il fulcro della sentenza, il Tribunale di Napoli è stato chiaro: la mancanza delle tabelle non esonera nessuno dal pagamento e non rende nullo il bilancio. In sostanza, spiegano i giudici, anche se le tabelle millesimali mancano, il condominio continua a esistere e le spese continuano a dover essere pagate. Anzi, l’assenza delle tabelle non rende nullo il bilancio e non cancella i debiti dei condomini: questa non è una scusa per non contribuire alle spese comuni.
Non potete insomma dire “Non pago perché mancano le tabelle”, né potete dire “Non pago perché non sono d’accordo“, ma se le spese sono state approvate secondo la legge, si pagano. Vivere in condominio significa una cosa molto concreta, ovvero che se la maggioranza decide e la decisione è legale, tutti devono contribuire, e chi prova a bloccare i pagamenti solo per cavilli o proteste generiche non ha più molto spazio per farlo.