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Case popolari, adesso c’è una nuova regola: guai per i furbetti

Una nuova sentenza della Consulta chiarisce una volta per tutte la regola principe per l’assegnazione delle case popolari in Italia.

La prima sentenza dell’anno della Corte Costituzionale riguarda una questione che va avanti ormai da troppo tempo e che finalmente viene chiarita in maniera definitiva: quella degli alloggi popolari e delle loro assegnazioni. La sentenza n. 1 dell’8 gennaio 2026, infatti, è destinata ad avere effetti concreti non solo in Toscana, la Regione da cui è partito il ricorso, ma in tutta Italia e accende i riflettori su quello che è il reale bisogno abitativo delle persone.

Il diritto alla casa – questo il senso della decisione della Consulta – è un diritto sociale fondamentale e dettato dalla Costituzione, ragione per la quale le risorse pubbliche devono andare prima a chi è davvero in difficoltà, non a chi può vantare una maggiore “anzianità” di residenza. Insomma, non conterà più da quanto tempo si vive o si lavora in un territorio, ma il principio cardine è quello appunto del reale bisogno abitativo.

La norma avvantaggia i furbetti delle case popolari, ma la Consulta mette tutto in ordine

Una svolta che mette in difficoltà una categoria, quella dei cosiddetti “furbetti”, cioè di coloro che, pur non trovandosi in condizioni di reale disagio, riuscivano a scalare le graduatorie grazie a punteggi legati al radicamento territoriale o ad altri sotterfugi. La Corte Costituzionale, nello specifico, ha bocciato una norma interpretativa della legge regionale toscana n. 2 del 2019 che attribuiva punteggi crescenti a chi risiedeva da più tempo nel Comune interessato dal bando, o ci lavorava da più tempo.

La norma avvantaggia i furbetti delle case popolari, ma la Consulta mette tutto in ordine (Beeermag.it)

Non era solo un criterio di accesso, ma addirittura si potevano ottenere fino a quattro punti in graduatoria, il che significava scavalcare in tal modo persone con redditi molto più bassi e l’incapacità di pagare un affitto congruo per un’abitazione. La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dal Tribunale di Firenze, a seguito di un ricorso promosso da associazioni per la tutela dei diritti, e che nello specifico riguarda un bando comunale applicativo della normativa regionale.

Perché il bando viola l’art. 3 della Costituzione e cosa cambia adesso in tutta Italia

Secondo la Corte Costituzionale, questa norma del bando era in aperta violazione dell’art. 3 della Costituzione, sebbene nella sentenza non venga messo in discussione il criterio di residenza, ma un eccessivo peso nel punteggio che veniva assegnato. Per la Consulta, l’edilizia residenziale pubblica è uno strumento essenziale per garantire un’esistenza dignitosa alle persone economicamente più deboli e quello deve essere il principio base di qualsiasi bando per l’assegnazione delle case popolari.

Perché il bando viola l’art. 3 della Costituzione e cosa cambia adesso in tutta Italia (Beeermag.it)

Il criterio toscano metteva invece in difficoltà proprio quelle che possono essere considerate le nuove categorie di poveri: lavoratori precari o stagionali, così come persone costrette a spostarsi a causa di sfratti, affitti insostenibili o perdita del lavoro. Il tutto a vantaggio di quelli che a volte risultano poi essere i soliti noti. Una sentenza che è storica, perché ora troverà la giusta applicazione anche nel resto del territorio nazionale, andando eventualmente a sanare situazioni simili a quella Toscana.

Gabriele Mastroleo

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Gabriele Mastroleo