La sentenza che sconvolge e cambia tutto per quanto riguarda tutti coloro che hanno debiti con l’Agenzia delle Entrate: da questo momento tutti sono obbligati a pagare.
È capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di ricevere delle comunicazioni da parte del fisco, in cui viene richiesto di saldare eventuali debiti contratti nel tempo. Queste ‘intimidazioni di pagamento’ sono l’unico modo effettivo che ha l’Agenzia delle Entrate per poter avvisare i contribuenti ad erogare la somma richiesta, prima di intervenire con pignoramenti o fermi amministrativi.
Tuttavia, spesso c’è una sorta di leggerezza nel momento in cu si riceve un avviso di pagamento e il più delle volte si tende ad ignorarli completamente, sperando in chissà cosa. Ebbene, questo gesto, in apparenza banale, può in realtà trasformarsi in qualcosa di serio e se così fosse, l’unica cosa che resta da fare è pagare, senza avere più la possibilità di potersi appellare o fare ricorsi.
La nuova sentenza ribalta tutto: ecco cosa accade oggi con l’Agenzia delle Entrare se ignori questo dettaglio
Un’intimidazione di pagamento viene inviata dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione quando è passato più di un anno dalla notifica della cartella esattoriale senza che sia iniziato il pignoramento. Questo atto concede solo cinque giorni per regolarizzare la posizione prima che scattino misure drastiche.
Tuttavia, se fino ad ora in molti ignoravano completamente queste lettere ricevute, una recente sentenza della la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 35019/2025, depositata il 31 dicembre scorso, ha cambiato per sempre le carte in tavola, stabilendo una volta e per tutte, un qualcosa a cui fino ad ora aveva mai immaginato.

Ma di cosa si tratta esattamente? Ebbene, secondo la Corte di Cassazione, se il contribuente riceve un’intimazione e non presenta ricorso entro i termini (solitamente 60 giorni), il debito si “cristallizza”. Praticamente, scatta una sorta di ‘silenzio, assenso’, in cui non contestare viene considerato come un’accettazione del debito.
Nel caso in questione, il cittadino contestava di non aver ricevuto la cartella esattoriale che aveva dato origine al debito e che, in ogni caso, il credito preteso dal fisco fosse ormai prescritto per il decorso del tempo. Tuttavia, successivamente si è scoperto che in passato il contribuente aveva ricevuto già altri avvisi relativi a tale debito e che erano stati sempre ignorati.
Ecco che quindi, una volta scaduti i termini per l’impugnazione, si perde automaticamente il diritto di contestare e non si potrà fare altro che pagare l’importo dovuto. Quindi per evitare che questo accada, sarà importante agire tempestivamente controllando se il debito è reale e verificare se tra le cartelle e l’intimazione è passato troppo tempo e infine, fare immediatamente ricorso.