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Pensione e contributi: ecco quanto prendo in base agli anni versati

Per andare in pensione è necessario aver versato dei contributi, ma quanti ne sono necessari? A quanto ammonta l’importo in base ai soldi dati nel corso degli anni.

Immagina di leggere una guida apparentemente tecnica su regole e numeri, fra età, anni di contributi e leggi complicate. All’inizio tutto sembra una guida amministrativa, un decalogo di requisiti previdenziali con frasi normali, quasi scolastiche. Ma andando avanti, una rivelazione inaspettata emerge: quella che sembrava una semplice guida tecnica è in realtà il racconto di un grande enigma sociale, che riguarda il “quando” e il “se” potremo davvero smettere di lavorare, e con quale equilibrio tra risparmio pubblico e aspettative personali.

Pensione e contributi: ecco quanto prendo in base agli anni versati – beeermag.it

Nel 2025 il quadro normativo italiano prevede che per l’assegno pensionistico ordinario servano almeno 67 anni di età e 20 anni di contributi versati. Questa soglia, confermata dal decreto ministeriale del 2019, non è un numero qualunque: è il frutto di decenni di riforme tra legge Fornero, modifiche successive, e meccanismi di collegamento con la speranza di vita.

E fino a qui tutto fila liscio: si parla di pensione di vecchiaia, di contributi che possono essere accreditati con riscatto studi o maternità, e di requisiti figurativi che aiutano a raggiungere l’obiettivo. Ma poi arriva il primo indizio che qualcosa sta per cambiare…

Quando si può andare in pensione a seconda dei contributi versati

Non tutti i lavoratori, però, aspettano i 67 anni. Il sistema italiano prevede vie alternative (anticipata, APE sociale, lavoratori precoci, usuranti), dove contributi e condizioni personali diventano quasi più importanti dell’età anagrafica stessa.

Quando si può andare in pensione a seconda dei contributi versati – beeermag.it

E qui si apre la seconda sorpresa: ogni misura ha condizioni e numeri diversi, che trasformano radicalmente il percorso verso la pensione. Ad esempio:

  • Pensione anticipata ordinaria: non ha limiti anagrafici, ma richiede almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.
  • Pensione anticipata contributiva: si può accedere con 64 anni e 20 di contributi, a patto che l’assegno sia equivalente a più volte il trattamento minimo.
  • APE sociale e categorie particolari (disabili, caregiver, lavori usuranti) hanno regole dedicate e sconti di età e contributi.

Questi “percorsi segreti” svelano che non esiste un’unica strada per la pensione: esistono vari profili di lavoratore, e ciascuno può avere un tragitto diverso verso il momento in cui decide — o è costretto — a lasciare il lavoro.

E ora il vero tema, che emerge solo quando si va oltre i numeri e le tabelle: in Italia il sistema pensionistico è più di un insieme di soglie anagrafiche e contributive. È un riflesso della sfida demografica del paese — con un invecchiamento della popolazione e una base contributiva sempre più esile — e di un equilibrio politico sul quale si confrontano sindacati, governi e cittadini.

In altre parole: non si tratta solo di sapere “a che età si va in pensione”, ma di capire come e perché quelle età sono state fissate — e cosa potrebbe accadere nei prossimi anni, tra riforme, spinte sociali e dibattiti sul futuro del lavoro.

Martina Petrillo

Laureata in Filologia Moderna, mi sono imbattuta nel magnifico mondo del giornalismo nel lontano 2018 e da quel momento non mi sono mai più allontanata. Appassionata di spettacolo, lifestyle e cucina, mi ritengo una persona molto decisa e con le idee abbastanza chiare sul futuro. “Ad maiora” é il mio motto perché nella vita bisogna sempre puntare in alto!

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Martina Petrillo