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L’avviso del Ministero che apre le porte ai ladri: attenzione alla nuova truffa

I delinquenti di oggi non improvvisano più. Non bussano alla porta a caso, non si affidano soltanto alla fretta o alla distrazione: studiano, copiano, simulano.

A loro modo fanno ingegneria sociale. E, nel frattempo, hanno imparato a parlare la lingua dell’autorità. È questo il salto di qualità più inquietante: non cercano più solo la truffa diretta, “vecchia scuola”, ma provano prima a carpire la fiducia. Anche quella di chi si crede smaliziato, esperto, “uno che certe cose le riconosce subito”. Poi, come spesso accade, scopriamo di essere tutti un po’ più boccaloni di quanto vorremmo ammettere.

Negli ultimi giorni sta girando con insistenza una catena WhatsApp che invita a “fare girare” un presunto avviso affisso ai portoni dei palazzi. Il documento, apparentemente intestato al Ministero dell’Interno, anticiperebbe controlli negli appartamenti per verificare la residenza degli occupanti: un testo pieno di richiami normativi, minacce di sanzioni e richieste di documenti. Il classico messaggio che fa scattare l’allarme: “meglio avvisare tutti”.

Avviso falso del Ministero dell’Interno – www.beeermag.it

Secondo chi lo sta diffondendo, quell’avviso sarebbe falso e sarebbe parte di un tentativo di raggiro: l’idea, in parole semplici, è usare un foglio “ufficiale” per creare urgenza e paura, spingere le persone a esporsi, a dare informazioni, o persino ad aprire la porta “per non avere problemi”. In questo tipo di scenario, l’affissione ai portoni non è un dettaglio: è il modo per entrare nel condominio senza destare sospetti e per dare al messaggio una patina di normalità.

Attenzione: allerta sì, ma questa catena WhatsApp va trattata con beneficio d’inventario

Qui sta il punto decisivo: parliamo di una catena WhatsApp. E questo significa una cosa sola: prudenza doppia. Il messaggio può anche nascere da un fatto reale, ma non abbiamo una conferma ufficiale che attesti l’esistenza di questa specifica truffa “porta a porta” così come viene raccontata. Quindi sì, meglio saperlo e stare all’erta; no, non è il caso di trasformarlo automaticamente in verità certa.

Detto questo, il documento (o presunto tale) usa elementi che “funzionano” proprio perché imitano l’ufficialità: intestazione istituzionale, linguaggio burocratico, riferimenti a leggi e sanzioni, e soprattutto l’idea dell’avviso condominiale. È un mix studiato per sembrare plausibile. Ma basta fermarsi un attimo e leggere con attenzione per notare che il tono è spesso eccessivo, intimidatorio, e che le richieste non rientrano in modalità operative che, nella vita reale, vengono gestite con canali e procedure riconoscibili.

Avviso falso del Ministero dell’Interno

Le autorità non annunciano controlli generalizzati negli appartamenti con fogli fotocopiati lasciati ai portoni, senza indicazioni verificabili su uffici, contatti, riferimenti puntuali. E, in generale, non “convocano” i cittadini attraverso messaggi virali inoltrati in chat.

Questo non significa vivere nel sospetto costante, ma nemmeno abbassare la guardia. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio: frase abusata, ma qui torna utile. Prima di condividere, meglio verificare. Prima di aprire la porta a presunti incaricati, meglio chiedere tesserino, nominativo, motivo preciso e — se serve — chiamare direttamente i canali ufficiali o le forze dell’ordine per un riscontro.

Far circolare un’allerta può essere utile, ma solo se lo si fa nel modo corretto: spiegando che si tratta di una segnalazione non ufficialmente confermata, evitando toni da panico, e ricordando l’unica cosa davvero importante: la truffa, spesso, non sta nel foglio in sé. Sta nella nostra reazione impulsiva. Ed è lì che conviene intervenire.

Francesco Baglio

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Francesco Baglio